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Una fissazione


di poeta57
07.11.2025    |    3.360    |    1 9.0
"Quanto tempo che non facevo più un pompino come Dio comanda! Con mio marito di solito anche ai tempi mi rifiutavo e quando proprio mi supplicava mi concedevo facendo più alla svelta possibile..."
Sapete come siamo fatte noi donne, no? Parliamo, parliamo, parliamo senza fare troppa attenzione a quel che diciamo quando si chiacchiera tra amiche. Certo ci ricordiamo sempre poi tutto, stupidaggini e cose serie, ma questa è un’altra storia.

L’altra cosa che capita a noi donne, mi pare, l’ho anche letto su qualche rivista dal parrucchiere, è che ogni tanto ci capita di fissarci su una cosa. Normalmente è un vestitino che abbiamo visto in vetrina da qualche parte, oppure un paio di scarpe che una amica ha indossato una sera e che ci ha fatto morire di invidia. Cose così.

Da ragazze ci si incaponiva anche per qualche ragazzo che magari non ci filava di pezza, ma che ci sembrava il più bello, il più intelligente, il più figo di tutti. E giù a fare strategie per avvicinarlo, parlargli e diventare la sua ragazza. Difficilmente succedeva. Di norma ci si accontentava, faccio per dire, del migliore tra quelli che a loro volta ci corteggiavano. Ma noi, noi ragazze, ogni tanto ci fissiamo su una cosa o una persona.

Adesso a me sta capitando con Alberto. Alberto è il marito di una mia conoscente, cara amica di una mia cara amica. L’abbiamo conosciuto a quelle cene organizzate per gustare questa o quella prelibatezza e poi di lì ogni tanto lo ritroviamo, li ritroviamo, lui e la moglie, a qualche cena della mia cara amica che è anche grande amica di sua moglie.

Alberto è alto, sempre elegante, con degli occhi chiari fulminanti, buon conversatore, intelligente. In sostanza e in sintesi un gran bell’uomo.

Ora con mio marito ultimamente le cose vanno così così e forse è per questo che mi sono fissata. Fatto sta che ogni volta che la mia cara amica mi preannuncia che alla tale cena ci sarà anche Alberto, io il giorno prima, stupidamente, lo so, vado dall’estetista e dal parrucchiere. Non che lui, Alberto, mi abbia mai corteggiato in nessuna maniera. Da quel che ne so è un uomo fedele alla moglie, che, giuro anche prima della mia fissazione, mi sembrava una sciacquetta stupida e pure brutta. Cosa ci troverà? Un mistero.

Il massimo che ho ottenuto finora è stato che una sera, dopo una cena fuori città, per uno di quelle strane combinazioni, sua moglie si era infilata in macchina con la sua (e mia) grande amica, mio marito non c’era, ed io, io ero finita in macchina da sola con lui.

Oh, badate bene, che mi sono ben guardata, anche se ne avevo una voglia matta, di mostrare un po’ le cosce, tirandomi su un pochino la gonna. Parlammo, parlammo e ancora parlammo. Il viaggio non era cortissimo ed io uscii da quella volta ancora più innamorata di Alberto. Innamorata? Ma è questo il termine? Invaghita, fissata, insomma, sì, un po’ innamorata.

Mio marito non si è mai accorto di niente, né dei miei appuntamenti dall’estetista i giorni precedenti quelle cene, né della mia fissazione. Se si fosse accorto di qualcosa forse non sarebbe finito a giocarci a pallone insieme tornando a casa tutto divertito a dirmi che non avevo idea di che bestia di pisello Alberto aveva tra le gambe. “A riposo, ti giuro, è lungo e grosso come il mio quando mi tira!” Che scemo! Ma sono cose da dire alla propria moglie?

Beh, come potrete capire la mia fissazione certamente non diminuì, anzi. Attenzione, vorrei spiegarmi: tutta questa roba del pisello grosso è più che altro una fissazione maschile, che a noi donne, stando almeno alle confidenze che con le amiche più intime ogni tanto ci capita di scambiare, questa roba del grosso o del piccolo (beh, no, piccolo, no, ti prego) interessa poco o niente. L’importante sta da un’altra parte. Dall’intelligenza, dalla fantasia, dal gusto, dal saperci fare. Quella roba lì tutta fisica se va bene è la ciliegia sulla torta, ma bisogna che il titolare, diciamo così, sappia davvero usarlo come si deve, se no sono solo dolori.

In ogni caso questo particolare fisico di Alberto si unì a tutte le altre mie fantasie che già ogni tanto mi impedivano di prendere sonno velocemente. Come dicevo, con mio marito, quello scemo, le cose, specialmente a letto non andavano per niente bene. Mi aveva stufato. Non c’è un altro modo di dirlo. Sempre alla stessa maniera. Sempre con le stesse parole. Sempre con le stesse fissazioni. Non gliela davo più, se non forse una volta al mese, quando gli ormoni urlavano anche dentro di me e anche in quei casi era una corsa a venire il più presto possibile, per poi darsi una lavata e addormentarsi.

A quarant’anni dovevo accontentarmi? La mia amica più cara, quella che era amica anche di quell’altra, mi diceva di no. Che dovevo trovare qualcuno che mi scopasse come si deve e quando le opponevo che il desiderio mi era caduto sotto i tacchi lei mi rispondeva: “prova un altro stallone e poi ne riparliamo” e ancora “”insomma eravamo due belle porcelline, ricordi: non mi dire che in astratto gli uomini non ti piacciono più?”

Fu una di quelle volte che le parlai di Alberto. Prima non avevo avuto il coraggio e lei, quella stronza della mia amica, mi rispose che da quel che sapeva dalla sua amica Alberto a letto ci sapeva fare parecchio, tanto che a quella là il desiderio non era ancora caduto per niente.

Minchia! Prima mio marito con il cazzo grosso come un cavallo. Adesso la mia amica che mi dice che Alberto è uno scopatore stupendo, in più le mie esperienze personali che dicevano di un uomo davvero con le palle, educato, conversatore, intelligente, insomma davvero non ci dormivo più.

Chiesi alla mia amica se secondo lei Alberto aveva altre donne e lei mi rispose che non ne aveva la minima idea, ma certamente sapeva che non aveva mai fatto mancare alla moglie niente- “Comunque, bell’uomo come è, non mi stupirebbe se scopasse un po’ in giro” concluse l’amica mia.

Cazzo! Con tutte e non con me. C’era da impazzire.

La prima volta che si ritrovammo a cena tutti quanti, brigai con grande attenzione per finire ad essere seduta di fianco a lui. Mi ero messa giù da corsa e notai con orgoglio e piacere che non solo tutti gli altri, salvo mio marito, avevano notato il mio abbigliamento, ma anche Alberto aveva fatto apprezzamenti discreti, ma inequivocabili, oltre a continuare a guardarmi la scollatura ogni volta che pensava io non guardassi.

Durante la cena abilmente condussi la conversazione con la mia dirimpettaia sulla stanchezza dei matrimoni dopo un certo numero di anni e quando stavamo per scendere in qualche battuta un pochino più scabrosa, Alberto si unì alle nostre chiacchiere di femmine per darci ragione. “Anche per noi uomini mantenere il desiderio dopo tanti anni non è semplice”

A quella frase, mi dissi che dovevo osare e osai, carezzandogli per un istante la coscia sotto il tavolo per poi riprendere immediatamente il tovagliolo che era posto tra noi.

Alberto capì al volo quel gesto e appena possibile lo ricambiò passandomi il dorso della sua mano sulla coscia fasciata dalla mia stretta gonna. Io gli sorrisi. Era fatta. Il mio sogno stava diventando realtà, cosa che successe il giorno successivo, quando Alberto mi passò a prendere al lavoro in pausa pranzo e mi portò in un motel appena fuori città. In ufficio avevo detto che prendevo ferie quel pomeriggio e a mio marito avevo invece raccontato che sarei entrata in una riunione di lavoro durante la quale non potevo essere disturbata e non potevo rispondere al telefono.

Salita in macchina ero eccitata come una bimba. Mi sembrava di essere tornata vergine, come se non avessi mai visto un uomo nudo e in effetti quando, in camera, Alberto rimase come mamma lo aveva fatto, mi scappò un oibò a conferma di quel che mio marito mi aveva anticipato.

Timidamente e pudicamente gli dissi: “Non so se ce la farò” guardandogli fisso il cazzo che era già in erezione. Lui non rispose, ma mi venne vicino, mi abbracciò e mi baciò.

Quel bacio, quell’abbraccio, sentirlo attaccato alla mia pancia, ancora mezza vestita, fu un tutt’uno che mi ritrovai ad abbracciarlo a mia volta con forza. Non mi importava fosse il marito di un’altra (che peraltro mi stava sulle palle già da prima), non mi importava di quello scemo di mio marito e neanche che Alberto scopasse divinamente sua moglie e chissà quante altre passere, adesso era mio, era lì ed io, io mi stavo letteralmente sciogliendo.

Sentivo le gambe tremarmi, faticavo a stare dritta e lungo le cosce un calore come non provavo da tempo. Quel suo coso mostruoso continuava a picchiarmi sulla pancia e sui fianchi ed urlava che voleva attenzione, cure.

Mi sciolsi da quell’abbraccio e continuando a tenere Alberto vicino a me (ma non così vicino) mettendogli un braccio dietro al collo e baciandolo teneramente, con la sinistra afferrai l’attrezzo e iniziai a muovermi su e giù. La mia mano non riusciva a cingerlo tutto, anzi non arrivava quasi neanche a metà. Appena fu possibile sbirciai giù e vidi quella cappella colossale paonazza e la mia mano ingioiellata e con le unghie rosse fuoco che cercava di dominarlo a fatica.

Spinsi Alberto sul letto e lui si lasciò cadere. Io ne profittai per spogliarmi completamente rimanendo solo in mutandine e reggiseno, poi mormorando un “scusami un attimo” mi fiondai in bagno dove mi diedi una lavata veloce, una ritoccata alle labbra con il rossetto e mi aggiustai le autoreggenti che avevo indossato per l’occasione. Un ultimo colpetto al reggiseno a balconcino e poi rientrai in camera.

Alberto nudo sul letto mi aspettava e quando rientrai a vedermi fece un fischio di ammirazione. Evitò l’ululato di Mastroianni con la Loren.

Io lentamente mi avvicinai, mi misi a sedere sul letto, afferrai nuovamente la settima meraviglia del mondo e iniziai darmi da fare.

Quanto tempo che non facevo più un pompino come Dio comanda! Con mio marito di solito anche ai tempi mi rifiutavo e quando proprio mi supplicava mi concedevo facendo più alla svelta possibile.

Qui era diverso. In cuor mio ero io che supplicavo e all’inizio ci misi una foga tale che ad un certo punto mi dissi: rallenta, amica mia, se no Alberto penserà che non vedi un cazzo da anni! Ma in fin dei conti era vero, ma rallentai lo stesso gustandomi ogni centimetro di quel calore infuocato in bocca e sulla lingua.

Fu Alberto ad un certo punto a chiedermi di smetterla, o, meglio, a farmi intendere con un gesto che era arrivato il momento.

“Non so se sono pronta” mormorai, intanto che lui prendeva possesso con la bocca della mia passera. Lui, alzando la testa dal mio clitoride mi rassicurò: “sei pronta, credo, e comunque starò attento” disse rialzandosi, venendomi vicino e dandomi un piccolo bacio sulle labbra. Le sue labbra, riconobbi, sapevano dei miei umori. La cosa un pochino mi diede fastidio, ma giusto un attimo, prima che lui riprendesse a leccarmi là sotto e prima che io, dimenandomi per un inizio di orgasmo gli dissi: “prendimi, adesso!”

Lui smise di leccarmi, si erse sulle ginocchia sul letto e poggiò quel suo attrezzo sulle mie grandi labbra, iniziando una specie di massaggio che interruppe quell’inizio di orgasmo, ma in compenso spalancò ciò che andava aperto.

La cappella entrò quasi completamente. Io mollai un sospiro profondo e stesi le palme delle mani in tensione. Lui continuò lentamente ad entrare, tanto lentamente che io man mano me lo vedevo, vedevo il suo grande cazzo intanto che glielo leccavo, lo rivedevo nudo in piedi davanti al letto e riuscivo persino ad immaginarmelo nello spogliatoio con quel cornuto di mio marito nudo con battocchio scoperto a mezza coscia. Una meraviglia che terminò quando lui mi prese tutta. Cacciai un urlo. Mesi senza scopare mi avevano richiuso la passera. “Piano, ti prego! Piano!” “Sono fermo. Mi senti?” “Cazzo se ti sento! Sì che ti sento”

Al che lui lentamente fece ruotare di poco quel suo bel cazzone, senza entrare ulteriormente, solo ruotandolo lentamente. Mi toccava punti mai toccati prima. Improvvisamente fui presa da una eccitazione incredibile e gli dissi: “Alberto, prendimi, prendimi fino in fondo” “Sei sicura?” “Sìììììì, cazzo, sìììì, fammi scopare, ti prego, scopami, chiavami, trombami, ti prego, dammelo, adesso. Fino in fondo, fino in fondo”

Grazie a Dio lui non mi diede retta del tutto. Iniziò ad entrare di nuovo sempre lentamente e più entrava più mi sentivo non solo piena, come non mi ero mai sentita in vita mia, ma anche aperta, scoperchiata, felice.

Quando fu dentro tutto, vedendomi così raggiante, Alberto fu preso a sua volta da una eccitazione senza freni e prese a prendermi con forza, afferrandomi i fianchi con presa forte e sicura e andando su e giù con una frenesia che non ricordavo dai tempi del liceo. Urlai. Il suo cazzo mi toglieva il respiro e me lo ridava, come se mi premesse sul costato e schiacciasse il mio seno che ondeggiava ancora contenuto dal reggiseno.

Quando mi disse “girati” per un attimo pensai di rifiutarmi, ma poi lui mi rassicurò: “non voglio fare cose strane” e allora mi girai mettendomi un cuscino sotto la pancia. In realtà a mio marito un paio di volte avevo permesso di prendere anche il mio culetto, ma adesso non ero pronta. Troppo grosso! Pensai, ma quando Alberto rientrò da dietro e mi riportò immediatamente in orbita non ero più così sicura di non volerlo anche lì, ma non ero lucida e avevo altro per la testa e quindi quella prima volta non dissi e non chiesi niente.

Quando da dietro mi arrivò alla testa dell’utero mi si spense la luce e venni urlando come una pazza. Erano anni che non urlavo durante gli orgasmi, anzi, a pensarci bene, forse non avevo mai urlato in vita mia, ma quella volta urlai, urlai e urlai. Tanto eravamo in un motel e credo siano abbastanza abituati.

Alberto uscì da me e quell’uscita provocò un rumore, come di una ventosa strappata con forza, del quale un po’ mi vergognai. Lui non era ancora venuto, ma io ero troppo spossata e per un quarto d’ora o più rimasi sdraiata sul letto con le autoreggenti scese alle ginocchia e il reggiseno tutto sbilenco che lasciava un capezzolo in bella vista. Era come se fossi stata investita da un tornado.

Poi quando le forze mi tornarono, abbracciai Alberto, gli diedi un bacio, mentre con la destra gli prendevo il suo coso ancora dritto, Imperioso. Dovevo fare qualcosa e qualcosa feci. Non avevo più pudori e gli feci un pompino come non ricordavo di averne mai fatto, con una passione e una maestria, un dentro e fuori dalla mia bocca, un su e giù della mia lingua, un carezzamento costante di quelle sue palle miracolose e gonfie che dopo mezzora Alberto si rilassò completamente e mi schizzò ovunque.

Mai doccia fu più dolce. Mentre l’acqua scendeva, ogni tanto trovavo qualche sua goccia ancora sul mio corpo e la gustavo peccaminosa. Alberto di là dal vetro della doccia mi guardava e quando ebbi finito e uscii era di nuovo pronto.

Può una signora rifiutarsi di dare una mano in quelle occasioni?

Arrivai a casa traballante sulle gambe e con un dolore alla passera che un bidè di acqua gelata non bastò a calmare.

Mio marito vedendomi in quello stato se ne uscì con qualcosa come: “cazzo, ma quanto ti fanno lavorare in ufficio”

“Sì – mormorai infilandomi sotto le lenzuola – era una pratica bella grossa e non so neanche se ho finito” e mi addormentai di botto.
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